Voi che amate la battaglia

Quanto livore, quanta rabbia, quanta voglia di menare le mani o di lasciare che altri le menino in conto nostro… Anime e corpi logorati, scriveva Luzi, «più che dalla lotta, dalla sua mancanza umiliante».
Noi, sempre a chiedere vendetta verso un nemico oscuro e mai giustizia.

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Chissà se voi che amate la battaglia avete amato
il fango che ti sporca le ginocchia, da ragazzo,
quando la squadra del quartiere viene a calpestarti le ossa,
che parli troppo e ad alta voce, e poi non ami il branco…
Chissà se avete amato vostra madre
piangere nascosta – ma non nascosta a sufficienza, e la vedete –
piangere per le bollette e il pane in tavola,
tremare, inorridire per un mal di denti.
Chissà se voi che amate la battaglia e urlate avete pianto –
solo una volta, non di più, solo una volta
per il male, il vostro –
per quel mostro di vanagloria e polvere riflesso nello specchio,
per l’indistinto orgoglio, l’amore sperperato
a chiedere vendetta contro un nemico oscuro,
a chiedere vendetta sempre, sempre, sempre,
e mai giustizia.

(© Daniele Gigli, 2022 – Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)